Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi
Aurora PanzicaRiassunto
Negli ultimi anni, i dantisti e gli storici della filosofia hanno a più riprese messo in relazione il passaggio di Convivio II, xiv, in cui Dante s’interroga sulla natura della Via Lattea, con la questione ad essa relativa nel commento del maestro parigino Rodolfo Brito. Il presente contributo invita a riflettere sulla legittimità di questo accostamento testuale e, più in generale, sui pericoli di ogni accostamento testuale effettuato senza un’analisi sufficientemente ampia della tradizione. Dopo aver brevemente esposto i problemi suscitati dalla teoria aristotelica della Via Lattea e le reazioni dei commentatori greci e arabi del testo aristotelico (§ 1 e 2), mi soffermerò sui dibattiti medievali, al fine di meglio inquadrare la posizione di Rodolfo Brito (§ 3). Il successivo confronto con la posizione dantesca mostrerà, da un lato, che le posizioni dei due pensatori sono diametralmente opposte, e dall’altro, che altri testi, dottrinalmente, cronologicamente e geograficamente più vicini a Dante, potrebbero essere accostati al passaggio del Convivio (§ 4). Mio scopo non è quello di segnalare nuove possibili fonti del Convivio, ma, a livello dottrinale, di situare meglio la posizione dantesca sulla natura della Via Lattea e, a livello metodologico, di mettere in guardia sui rischi dell’accostamento testuale come strumento esegetico.