DOI: 10.1215/00358118-12657130 ISSN: 0035-8118

«Come quei c’ha mala luce»

Francesca Galli

Riassunto

Il presente contributo costituisce la prima parte di uno studio più ampio sviluppato in collaborazione con Cecilia Panti e dedicato alla similitudine dantesca di Inferno X 100–105 («come quei c’ha mala luce»). Attraverso il confronto con le opere di due predicatori domenicani trecenteschi, Giovanni da San Gimignano e Conradus (Konrad) de Halberstadt iunior, si dà anzitutto conto della circolazione, diffusione e rielaborazione di nozioni, concetti e immagini concernenti la luce e la visione al di fuori dell’ambito delle scienze naturali e matematiche. Si passano poi in rassegna alcune interpretazioni medievali e rinascimentali, fra cui quella di Giovan Battista Gelli, ove il paragone formulato da Farinata è spiegato prendendo in considerazione il funzionamento della percezione visiva quanto ad aspetti anatomico-fisiologici e geometrico-spaziali. Il quadro delineato consente così di collocare l’innovativa proposta esegetica di Cecilia Panti all’interno di una tradizione lunga e articolata e nell’orizzonte più vasto del dialogo fra immaginario poetico, sapere ottico, teologia e discorso morale.

More from our Archive